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“Concept restaurant” cos’è? Roba che si mangia? Al Mamà: un nuovo food brand italiano alla conquista della Francia

Scritto da Giorgio Delmastro | 20-dic-2018 10.42.07

Un locale che ingloba tre diversi modi di concepire i servizi di ristorazione: eat in, take away e delivery. Studiare naming e logo per esprimere questo e altro. Molto altro.

Cibo, cucina, chef. Non se ne può più. Trovare qualcosa di nuovo nel più inflazionato dei settori.

Anche nella comunicazione è pur sempre una faccenda di ingredienti. Da bilanciare a dovere. Qui c’era l’italianità ma con un linguaggio internazionale. L’autorialità ma senza snobismi e soprattutto senza prezzi “stellati”. L’accoglienza del locale ma anche la disinvoltura di un bistrot.

La più classica delle ispirazioni: la mamma.

La comunicazione food è piena di nonne, zie, mamme che spuntano da insegne di ristoranti o da packaging di prodotto. Per il nuovo nome, il mood famigliare poteva essere interessante, ma doveva essere sfrondato da una certa retorica casalinga che mal si sarebbe sposata al carattere innovativo del locale.

Un nome che è anche un invito.

La mamma doveva esserci, però spigliata e brillante. Allo scopo le si è fatta perdere una “M” e guadagnare un accento. Mancava uno stimolo, un invito ad andare proprio da quella mamma lì, anzi quella Mamà. Andare da “alMamà”.

Tutto fatto a mano. Come la sfoglia della pasta.

AlMamà si configurava subito come un nome che, nel suo sviluppo grafico, non avesse bisogno di ulteriori supporti iconografici. Ci voleva non solo una scritta-marchio cioè un logotipo, ma un segno che evocasse manualità e autorialità: una vera e propria firma.

Unica e irripetibile, come la mamma.

Esistono mille font “handwriting” o “script”, quelle che simulano le scritte a mano libera. Ma qui ci voleva qualcosa di autenticamente tracciato sul foglio. Una scritta originale, con freschezza bozzettistica ed eleganza calligrafica. Che non somigliasse a nessun’altra e fosse immediatamente riconoscibile nella sua forma complessiva.

Un logo perfetto per essere “impiattato”.

Ogni logo è un sistema organizzato che vive della relazione tra gli altri protagonisti della comunicazione. Due elementi fondamentali a supporto. La sobria scritta “Bistrot”, a bilanciare l’estro del logo e chiarire la tipologia del locale. Il payoff  “mangio buono, sano, italiano” a stabilire, senza fronzoli, qualità e italianità delle materie prime, e del brand ovviamente.

La ricetta vincente per un format di successo.

Nel “sistema alMamà” è fondamentale il rapporto con le scelte architettoniche e di ambientazione del locale. Il logo, protagonista di insegne e retrobanco, lo si ritrova come presenza discreta a “griffare” piatti, tovaglie e pannelli decorativi. Un insieme di elementi coordinati che ben supportano e incentivano il piacere del buon cibo e della convivialità.